L’appuntamento è stato fissato per un giovedì mattina, a lavori non ancora partiti. E’ concordato con gli Ambassador di collegarsi un quarto d’ora prima rispetto allo stabilito, così da verificare che tutto funzioni. Piano piano, in anticipo, cominciano a comparire volti e voci: quando Marco, Oreste e Rosaria di Missione Tabita si presentano, siamo tutti connessi e non sono ancora le nove.
Ci raccontano del progetto sostenuto a favore di famiglie con limitate risorse finanziarie che hanno figli in età prescolare con disturbi dello spettro autistico. Gli interventi, fortemente specializzati, si muovono dal bambino alla diade mamma-bambino, così da favorire nel piccolo le competenze comunicative e sociali e consentire all’adulto di elaborare quanto sta avvenendo, migliorare le proprie capacità di interazione, ripetere quanto si fa con il terapeuta presso la propria abitazione
“Quando la Community Telmotor – scrive Marco – ha deciso di bussare alla porta di Missione Tabita, lo ha fatto non per chiedere qualcosa, ma per dare! Producendo la gioia di poter lavorare insieme per colmare gli svantaggi dei più deboli, nel nostro caso dei bambini con problemi nello spettro autistico.
Nasce così un progetto, con OISMA, che impatta enormemente, anche a lungo termine, sulla vita di famiglie che altrimenti non avrebbero avuto accesso a trattamenti adeguati.”
Sperando di poter accogliere presto gli inviti delle Associazioni a vedere le loro realtà, da settembre ci saranno nuove tappe del Giro della Community: passeremo da Bergamo e Cernusco, per conoscere i progetti, le attività che si stanno realizzando sul territorio grazie al sostegno delle filiali. Come la scuola in pigiama che garantisce il diritto allo studio anche a bambini e ragazzi che per ragioni di salute non possono frequentare la scuola e devono essere ricoverati per lunghi periodi in ospedale; come il sostegno a nuclei mono-genitoriali mamma bambino che vivono in situazioni di vulnerabilità e difficoltà, con bisogno di accoglienza e inserimento lavorativo; o come la possibilità di fare sport o meglio di riprendere a fare sport per chi convive con una disabilità, perché se è vero che lo sport è un valore per tutti gli individui, “aiuta le persone diversamente abili a fare tante esperienze che aiutano ad uscire dall’isolamento, a sentirsi dentro una comunità che li circonda, superando paure e pregiudizi”.